Vai di post che la tranquillita’ se n’e’ andata.
Questa mattina Oasis che mi stanno facendo da colonna sonora da un paio di giorni.
Al caldo in macchina.
La nebbia che di giorno non mi spaventa e la macchina lanciata sul rettilineo a velocita’ molto sostenuta.
Momenti. Momenti in cui sto bene. Cosi’ fulminei…
Ieri pensieri e conferme.
Non so parlare di me stessa.
Scrivere e’ piu’ semplice, da sempre.
Parlare…non escono le parole.
E’ una cosa talmente forte e radicata che ieri mi sono accorta che se qualcuno mi legge ad alta voce cio’ che ho scritto per me e’ violenza pura.
Non so perche’ sia cosi’, ma non e’ che debba essere sempre tutto diverso da com’e’.
Emma
Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere. Blog sentimentale.
mercoledì 19 gennaio 2011
martedì 18 gennaio 2011
tradizioni
No, dai, ma perchè, che cosa succede?
Poi non ti ho risposto al telefono perchè c'erano i bagni da fare e una volta finiti ho visto che era troppo tardi, mi spiace.
Sì li conosco quei magoni lì.
Ero anche convinta che ci avrebbero abbandonate, però, prima o dopo.
Invece no.
Invece si rimane ragazze dentro per il resto della vita.
Io solo il rammarico di non essere riuscita a portare i piccoli ieri sera a vedere il falò di S. Antonio.
Mi ero ripromessa di cercare di mantenere vive il più possibile le tradizioni che hanno scandito i miei calendari trascorsi in famiglia, celebrate sempre con una certa enfasi.
Ieri sarebbe toccato a falò e bruscitt. Andati.
Però ho tenuto un pezzo di panettone da mangiare la mattina di S. Biagio.
S. Biagio non lo perdiamo, con la reliquia tra la potenza di fuoco dei portacandele ancora di cera.
(Il tramandare tradizioni salvò gli emigranti etiopi in Israele, i quali, nonostante il passaggio dal medioevo della loro condizione in patria all'era tecnologica di un paese all'avanguardia, furono in grado di integrarsi nella società e di permettere che anche i loro figli si integrassero con successo.
Non fu così per i genitori uzbeki, che, sradicati dai loro villaggi e incapaci di trasmettere quello che per secoli era stato assicurato dalle tradizioni religiose e culturali, produssero una generazione allo sbando).
Quindi mettiamoci dentro anche il festival di San Remo, che non si sa mai!!
A domani mattina, baci
petu tradizionalista
Che palle.
Che palle.
Che palle.
Sono quella che sono.
Sono bella? Sono intelligente? Si'? Forse..non mi basta.
Potrebbe esserci qualcosa che vorrei essere e che non sono, no?
Proibito a quelle come me?
Dici?
Voglio di piu'. Voglio altro.
Certo ringrazio per quello che ho. Sono fortunata. Ma le aspirazioni le hanno tutti. Ideali, voglia di cambiamento, valgono per tutti. E posso anche non piacermi a volte.
E la calma se va.
E mi viene il magone. Lo sai Petu, uno dei nostri.
Quando ti accorgi che la discussione e' inutile.
Quando credi che la giornata sara' in un certo modo, perche' sei cosi' predisposta al meglio..invece.. (Cazzo...'ste aspettative, pero').
Si', oggi non doveva andare cosi'.
Non ho nemmeno voglia di parlare, di spiegare, di giustificare.
Emma
domenica 16 gennaio 2011
Se sono tranquilla non scrivo.
Scrivere mi serve come valvola di sfogo.
In questi momenti, quando mi sento serena, mi manca l'ispirazione.
Strano sentirmi cosi'. Non sono abituata.
Bello pero'.
Ma so che non riuscirei ad abituarmi.
Chissa' perche' non sono fatta per la calma. Non sono calma. Non mi rappresenta. Mi sembra di non vivere.
Ok, vado a godermi questo stato di grazia, anche perche' sono stranamente sola, c'e' silenzio, c'e' liberta', c'e' possibilita' di pausa, c'e' possibilita' di pensare, c'e' tutto cio' che non c'e' mai.
Emma
I miei cambi di umore sono veramente repentini.
Non ho sonno. Penso.
Penso che mi conosco bene. Questo aiuta tanto.
Si' perche' sapersi interpretare e' fondamentale quando si e' volubili.
Non so se sia facile per gli altri conoscermi a fondo.
Me lo chiedo spesso.
A volte mi sembra di essere un libro aperto, altre volte sorrido di chi pretende di aver capito tutto e che invece e' lontano anni luce da me, dal mio mondo. Gli uomini sono portati a credere soprattutto ciò che meno capiscono e nulla è creduto così fermamente come ciò che meno si sa.
Ma lascio che sia cosi'.
Se non mi interessa non mi scaglio inutilmente contro i giudizi sbagliati. E, sinceramente, rarissimamente mi interessa.
L'importante e' che non mi perda io. Anche senza una meta precisa, navigando a vista, ma in modo piu' o meno consapevole.... so bene quel che fuggo, ma non quello che cerco.
Comunque continuo a sentirmi tranquilla...si', per ora si'.
Emma che sicuramente domani non si sveglia e che adora Montaigne.
mercoledì 12 gennaio 2011
Fai finta
Fai finta di non lasciarmi mai anche se dovrà finire prima o poi, questa lunga storia d'amore.
Resto così folgorata in macchina, nel parcheggio, mentre Gino Paoli intona le prime note.
Che effetto mi fa sempre questa canzone.
L'ho conosciuta un dopo pranzo al mare, sotto la rotonda dei bagni a Sori, dove ho passato le mie interminabili estati giovani.
Si giocava a King, in piena canicola, dopo la focaccia e prima del giro in barca (a remi), come ogni pomeriggio e ad un certo punto una mia amica inizia a cantare, piano, questa canzone.
Mi è bastata la prima frase per scappare tra le cabine in lacrime...addio partita, tra le altre cose.
Era l'estate della maturità, stavo con Giò da qualche mese.
Era più grande di me, ma io ero più forte di lui. Anche se solo adesso lo so.
Innamorata come si può essere solo a quell'età.
L'idea, però, che quella storia d'amore potesse finire dopo averla vissuta in modo così folle e struggente mi dev'essere sembrata insopportabile.
Poi finì.
Ci furono altri momenti struggenti, ciascuno unico nel proprio peculiare modo di essere vissuto e ancora di recente l'ho pensato 'fai finta di non lasciarmi mai, non costa nulla, e poi non ho pretese, sono così silenziosa, tutto quel bene non se ne può andare come fumo azzurro, quel bene è memoria cellulare, è un marchio dentro, è un inno all'amore scolpito nel tempo'.
Ma forse a pensarlo ero solo io.
O forse no.
ps. Giò e io ci siamo sempre tenuti in contatto, magari passano mesi in cui tutto tace, ma poi ci si scambia un sms di aggiornamenti e risate.
Mi ha detto, una volta 'Io spero che un giorno ci mettano nella stessa casa di riposo'.
Al mare, naturalmente.
E' il mio Florentino Ariza.
petu-nostalgia canaglia
lunedì 10 gennaio 2011
Credo che la vita sia un dono prezioso.
Credo anche che a volte una non basti.
Se la vita non implicasse scegliere, se fosse liberta' assoluta nel rispetto di se stessi e degli altri, se concedesse la possibilita' di far coesistere esistenze antitetiche, forse una sarebbe sufficiente.
Cio' che e' inatteso porta con se' smarrimento, in certi ambiti non è facile prendere consapevolezza della propria vita e scegliere, scegliere continuamente.
Non possiamo vivere tutte le possibilita', non possiamo perderci in tutte le alternative, dobbiano scegliere.
Dobbiamo?
Dobbiamo rispettare delle limitazioni, delle barriere.
I limiti, quanti sono... il tempo, lo spazio, la nostra storia personale, la nostra educazione... e quanto pesano... pesano come macigni quando non vorremo considerarli, quando li vorremmo sfidare.
Incertezza, conflitto, necessità di scegliere.
Far finta di niente significa abbandonarsi in un contenitore tanto accogliente quanto effimero che nega la complessita', che la nasconde.
Ma a volte il contenitore e' necessario... piu' della scelta.
L'unica cosa che mi viene in mente e' il compromesso. Scelgo di non scegliere. Per evitare la rinuncia. Per avere una possibilita' in piu'.
Emma persa nei pensieri.
domenica 9 gennaio 2011
Lassù sulle montagne
Lascio la chiesina a punta, Evi che si pronuncia Efi, maestra del campetto di sci, che ha cinque figli (gli ultimi 2 gemelli!) e ancora la voglia di insegnare a quelli degli altri, le serate a carburare a Gewurztraminer, a parlare in italiano con i gesti, perchè l'Alto Adige è una regione autonoma che ha deciso per l'anschluss da sempre senza chiederlo a nessuno, le gare in slitta, il piumone più vaporoso che abbia mai provato, la cucina di Gunter, il bianco nel cervello, che fa molto tabula rasa e mi da tregua dai ricordi recenti, l'ultima discesa dietro al gatto delle nevi che mi fa sentire molto Erika Hess, l'aria pura che mi manca il fiato.
Mi sento come Heidi costretta ad andare a Francoforte contro ogni sua volontà.
Va bè, dai, la mia casa, le mie cose, domani il compleanno del primo-gemito, invece torno e per cominciare non funziona l'acqua calda.
Non funzionare l'acqua calda il 9 di gennaio mi rende la questione insopportabile, ma forse me la sono cercata.
La soluzione del camaleonte è spesso la migliore.
Infilo gli zoccoli di legno e vado a preparare il calderone della polenta in mezzo al salotto.
Heidi per sempre.
(Domani andrà meglio!)
petu-yodel